Ambra Alderighi

Biografia

Ciao, mi chiamo Ambra Alderighi e sono nata a Rivoli (TO) il 14 Novembre 1994. Sin da piccola mi son sentita affascinata dalla natura e dalle mille meraviglie che animano e colorano il nostro pianeta. Ad aprile 2018 ho avuto modo di ufficializzare la mia passione laureandomi in Scienze Naturali ed ora studio biodiversità animale al Corso di Laurea Magistrale in Biologia dell’Ambiente, sempre all’Università di Torino. Due anni fa mi sono affacciata per la prima volta alla fotografia grazie ad un corso base tenuto dal Circolo Fotografico Il Mascherone di Giaveno. Lì ho trovato una piccola realtà culturale che mi ha permesso di comprendere quale strumento incredibile di comunicazione ed espressione sia l’arte fotografica, portandomi a pensarla come un ottimo mezzo per esteriorizzare le mie riflessioni, soprattutto se unita all’altra mia piccola passione: la scrittura. Con la luce e l’inchiostro cerco quindi di dare libero sfogo ai miei pensieri ed alle mie emozioni, in primis per dare forma al mio mondo interiore e, in seconda battuta, per renderlo almeno in parte accessibile a chi ha piacere di avvicinarcisi.

Immagini

Volare via

Una piccola scintilla
si è accesa nel mio pensiero
come una stella brilla
per illuminare il mio sentiero

Brucia calda e viva
e mi sprona con ardore
mi dice di volare via
tenendo vivo nel mio cuore:

tutto l’amore che mi è stato donato
e gli insegnamenti che ho ricevuto
ogni profumo che ho respirato
tutta la meraviglia che ho veduto

Devo trovare la mia via
e non è facile da spiegare
non è futile fantasia
ma un sogno da avverare

Ad un vincolo son legata
sentimento che non so capire
mi sento spesso appesantita
seppur non ho di che soffrire

Ho bisogno di sganciarmi
devo chiarirmi chi sono io
nel dolore, devi lasciarmi
questo è il desiderio mio

Brucia caldo e vivo
e mi sprona con ardore
mi dice di realizzarlo
tenendo fede al mio cuore.

Cormorano

Ricordo quel giorno... Eravamo ormai agli sgoccioli, la fine della stagione (e dei miei cinque mesi di volontariato alle Falkland) era alle porte così come il nostro imminente rientro a casa, nella normalità e nella quotidianità. Poco importa però, perché quel pomeriggio di metà marzo l'isola aveva un regalo in serbo per me, una sorpresa di cui non mi è rimasta alcuna traccia se non tra i ricordi intrappolati nelle mie sinapsi cerebrali. Le orche erano arrivate già da un po' nell'area di studio principale e si erano spinte fino alla punta est di Sea Lion Island... tuttavia non si muovevano come erano solite fare: non nuotavano dal lato nord a quello a sud e viceversa come d'abitudine, bensì sembravano sparire proprio al limitare del campo visivo focalizzato sugli scogli orientali, quasi ad intervalli precisi. Per noi che cercavamo di osservarne gli spostamenti dai soliti punti strategici, sia a nord che a sud, risultava difficile capire dove andassero. Pertanto mi venne chiesto di provare a raggiungere proprio la punta sud-est, dove generalmente non ci spingevamo, per vedere se in qualche modo da lì si potesse osservare meglio o anche solo intuire i movimenti di quei cetacei corvini. Giunta sul luogo, osservai a lungo la distesa d'acqua in cerca di quelle sagome triangolari che tradivano la loro presenza, ma nulla... solo il blu marino, dolcemente ondulato, qualche ochetta bianca in lontananza e... un cavallone scorto con la coda dell'occhio, in prossimità degli scogli che si stagliavano in basso alla mia destra. Per naturale riflesso, spostai lo sguardo in quella direzione. Non era solo un'onda quella che si muoveva rapida e parallela alla costa, ma un'orca stava uscendo da quel ventre ceruleo in un energico salto giocoso, il corpo quasi interamente fuori, a solo una cinquantina di metri da me! Sembra quasi superfluo parlare del vuoto allo stomaco, la bocca spalancata in un'espressione di ebete stupore o l'incredule meraviglia con cui mi godetti quello spettacolo, durato un'immobile frazione di secondo prima che quel corpo così grande e potente tornasse a sprofondare nel suo universo acquatico. Quasi intontita, allo svanire dell'animale mi ricordai della macchina fotografica, cosi senza pensare posai lo zaino sul bianco guano lasciato dalla colonia di cormorani, che da solo due anni si era stabilita nella zona, ed estrassi il teleobiettivo dalla sua custodia. Rimasi in attesa una buona mezz'ora, ma delle orche non scorsi più alcuna traccia. Non ricordo se di fatto sparirono o si diressero ad ovest circumnavigando il lato sud dell'isola, ma ho ben presente la telefonata che feci la sera successiva alla mia famiglia. Raccontai loro di quella stupenda visione, descrivendola al meglio delle mie capacità per poter rendere bene l'emozionante meraviglia che mi aveva trasmesso... gli parlai poi dei minuti successivi di attesa, durante i quali venni colpita da una vera e propria 'pioggia di cormorani' di rientro alla colonia, probabilmente dopo aver fatto un prelibato spuntino a base di pesce. Anche loro non erano da meno in quanto a bellezza... i loro occhi azzurri contornati di viola riuscivano a risaltare tra i riflessi bluastri del loro piumaggio, tanto elegante quanto in buffo contrasto col loro atterraggio brusco e alquanto poco aerodinamico, al punto che lo definirei più come una caduta poco aggraziata... Ebbene, come non essere felici di fronte a tanta magnificenza e simpatia?

Riflesso gabbiani

Tra ciò che realmente è e ciò che sembra essere, ci siamo noi. Filtriamo il mondo con la nostra personalità: quel che vediamo si rivela spesso come un riflesso del nostro personale universo.

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