Barbara Ferrari

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Biografia

Sono docente di lettere di scuola secondaria, appassionata di fotografia. La fotografia forse è sempre stata dentro di me, ma la vera passione è nata condividendola con mia figlia, Noemi, oggi sedicenne. Sono nata nel 1972 ad Alessandria, dove ho frequentato il Liceo Classico “G. Plana”; a Pavia, mi sono laureata in lettere moderne e storia dell'arte, con una tesi in storia dell'arte medievale. Da giovane ricercatrice, tra il 1997 e il 1998, scrivevo per la rivista Nuova Alexandria, ieri per domani, edita da Boccassi e, per lo stesso editore, ho avuto l'onore di essere tra gli autori de Alessandria è una comoda poltrona. Ti siedi e ti addormenti, insieme, tra gli altri, a Rino Tacchella, Benedetta Parodi (con un intervento speciale di Umberto Eco). Nel 2015 è uscito il mio primo libro, Gulp...La Scuola, Il fumetto tra letteratura e scienza, testo di didattica innovativa e inclusiva scritto a due mani con Matteo Torre. Ho partecipato alla XI edizione del Concorso Lingua Madre, per il quale mi sono qualificata tra i finalisti del Premio Speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Per me fotografare significa fissare per sempre un attimo della mia vita; nell'immagine scorgo via via qualcosa di diverso.
Immagini

Holocaust – Mahnmal.

Oggi ricordiamo, perché la memoria è il nostro monito, ma a quanti olocausti ancora assisteremo? Quanti fiori deporremo su fredde lapidi senza nome? Qualcuno ci maledì, nel caso smettessimo di ricordare; forse questo è stato: noi, uomini con la pietra e con la fionda, abbiamo dimenticato per un lungo attimo ciò che è accaduto, concentrati sulle nostre futilità! E ora si consumano esistenze tra le bombe nella fertile oasi di Al-ġūṭa, si strappano anime ai corpi nelle terre di Epher, in nome di un dio, di più dèi. È forse questo l'olocausto che chiedono divinità buone e commiserevoli? È forse questo quello che sta scritto nei libri per cui moriamo, vittime di noi stessi? Eppure oggi ricordiamo il passato, ma non ci serve a riflettere sul presente.

Il papavero

Non insegnare a un bambino di uomini che sacrificarono animali; insegnagli che l'uomo non è il centro del mondo, insegnali ad amare tutto. Dalle cose più umili si ascende alla gioia, dagli esseri più minuscoli si apprendono gli insegnamenti più grandi. Non dirgli semplicemente “quello è un papavero e quelle sono api”. Digli che quello è il fiore della primavera, che cresce normalmente in campi e sui bordi di strade e ferrovie, grazie alla sua resilienza. Spiegagli che è considerato una pianta infestante, nonostante la sua bellezza, raccontagli di andare al di là di ciò che vede. Non insegnare a un bambino che le api non sono che insetti: raccontagli di un tempo in cui esse davano cibo, davano vita, erano esempio di comunità viva, di lavoro costante. Ora soffermati sulla meraviglia dei colori: il rosso è calore, passione, amore, ma è anche simbolo di felicità e ricchezza, nonché di compassione. Perché il punto di vista non è mai uno solo, perché si deve imparare a guardare con gli occhi degli altri per comprendere se stessi.

Piccole Donne – (A mia figlia Noemi e a mia nipote Ginevra).

Piccole donne, le mie dolci bambine ora crescono. Si guardano negli occhi per esplorare il mondo, si tengono per mano per affrontare la vita. Sono già piccole donne quando nascono, quando respirano il primo anelito di esistenza. Le fisso in uno scatto, le fermo con gli occhi dentro di me, perché queste piccole donne, presto, saranno grandi. Le mie bambine hanno un posto nel mio cuore, un nascondiglio nella mia anima e brillano di luce propria, abbagliano d'amore.

Video artista