Cristiano Rodi

Biografia

Cristiano Rodi, nato a Sanremo il 4/7/1985. Maturità scientifica presso il Liceo Cassini di Sanremo e Laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Genova. Collaboratore e Multimedia Journalist per aziende liguri. Fotografo per hobby e, talvolta, per professione (spettacoli ed eventi sportivi)
Immagini

foto n°2 RIVERENZA

Mi avvicino alla porta spalancata di questo bellissimo e antico palazzo con la riverenza che si mostra a un anziano saggio. Dalle scale di questa maestosa costruzione scende, con il passo un po’ incerto, una strana ragazza con una valigia dai mille colori. Me la ritrovo, nel mio stesso scompartimento, sul treno delle 12 e 55, che mi fissa con degli occhi bovini, ma graziosi, attraverso delle lenti esageratamente spesse. I miei occhi sonnecchianti notano quello sguardo insistente, appiccicato su di me. Mi fissa. Sarà forse attratta da me? Scarterei questa ultima ipotesi, non perché non mi ritenga un soggetto appetibile in termini generali, ma oggi proprio no…reduce da una notte “travagliata”, che mi ha portato in dote una faccia che è tutto un programma. Ennesima galleria. La faccia si decide a parlare: “Scusa, posso accendere la luce per leggere?”. E io:”Certo certo”. E lei:”Non so come accenderla , puoi aiutarmi?” Mi alzo inebetito dal sonno, schiaccio impazientemente ogni tasto e tastino presente nei paraggi, giro manovelle, tiro ,sposto, accendo riscaldamenti, sfrutto tutto il potenziale tecnologico a disposizione. Ma la luce non si accende. Proprio quando sto per comunicare la luttuosa notizia alla mia interlocutrice, lo scompartimento viene investito dalla luce pomeridiana di una bellissima giornata di sole. Lei mi guarda inspiegabilmente come un eroe: “Finalmente, grazie, sei stato molto gentile!” Si rientra in una galleria e l’oscurità riprende naturalmente il sopravvento. Una graziosa e imbarazzata risatina squarcia le tenebre, farfugliando poi qualcosa del tipo:”Ah ma credevo…”. La stoppo immediatamente con un “Non si preoccupi..”. Non so perché ma le do del lei, ossequioso come nei confronti di quello storico palazzo, rifugiandomi in un formalismo che riservo solo ai miti assoluti.

foto n°3 MELE A MERENDA

Appoggio il piede a terra e chiudo la portiera della macchina. E subito quell’ inconfondibile rullare crescente di uno zampettio frettoloso. Si ferma a un metro e mezzo da me, scrutandomi per una decina di secondi. Torna indietro, in casa, come se si fosse dimenticato di espletare una faccenda urgente. Ritorna, questa volta con l’incedere più lento e difficoltoso, perché sta trascinando con i denti la sua grande ciotola rossa. La lascia cadere tra i miei piedi. È chiaramente un test. Come a dire “credo di sapere chi tu sia, ma dimostramelo!”. Trascino la mia valigia nella cucina, non con i denti, ma con medesimo affanno. Riempio la sua ciotola d acqua e la poso tra il divano e una delle sue tante cuscinose cucce ambulanti. Il test è stato superato a pieni voti! E salti e baci, e pirolette. Corse folli a perdifiato, capriole e ruzzoloni. Felicità allo stato puro. E sbatte contro la ciotola e l acqua si riversa sul pavimento. Sono passati tre mesi dall’ultima volta che ci siamo salutati, quindi avrebbe più di un valido motivo per avercela con me… Di nuovo i gesti e le abitudini di sempre: la pennichella insieme sul divano in una sinfonia di nasi ronfanti, una mela a testa per merenda alle 4 di pomeriggio, i giochi in giardino con la sua palla tutta bucherellata. Forse il più grande problema degli uomini è il linguaggio verbale. Probabilmente quello che dovrebbe unirci, permettendoci di comunicare su un piano comune, ci separa più di qualsiasi altra cosa. E se la forza vitale, caotica, magmatica, mutevole e infinita non si potesse declinare in segni convenzionali, che si riducono ad essere più nascondiglio che svelamento? L’incomunicabilità nella società della comunicazione…che paradosso!. Shhh, silenzio ora, non perdiamoci in troppe parole. Torniamo muti e dividiamoci le mele a merenda, forse ritornerà tutto più semplice.

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