Danilo Susi

Biografia

1949, medico fotografo, past-president AMFI (associazione medici fotografi italiani).  Vive e lavora tra Termoli e Pescara.  Autodidatta nikonista, inizia negli anni ’70. Nel 2004 ha una idea “dipingere l’acqua” secondo l’impressionismo di Claude Monet e ne ricerca i suoi colori producendo una serie di immagini astratte, fortemente pittoriche, senza postproduzione: ACQUASTRATTA, di cui ne deposita il marchio e ne realizza accessori d’autore. I file vengono riprodotti su tessuti pregiati in tiratura limitata; ne nasce una collezione artistica di scialli e sciarpe, accessori di prestigio, ispirati all’acqua, La natura che veste: dal file al foulard, che viene presentata per la prima volta nel 2012 a Palazzo Isimbardi durante il FUORISALONE su invito dell’Assessorato alla Moda della Provincia di Milano.

Nel 2016 il file si evolve ancora e viene riprodotto anche su vetro soffiato, tipo Murano, secondo la tecnica dell’antica lavorazione al lume e montato in argento, grazie alla collaborazione di artigiani ed orafi di Pescara. ASTRAZIONE COME ACQUA FUOCO METALLO.

Infine, le immagini “si animano” e l’acqua si “materializza”. Nascono le nuove serie: ANIMALIA, l’acqua rimane l’habitat in cui gli animali vivono e si riflettono; FLEUR, fiori e petali galleggianti; SEGNI, scie di acqua, neve rigata dall’ombra degli alberi, tracce di sabbia bagnata; CORPO UMANO, anatomie fluttuanti; COMPOSIZIONI, tavole con immagini plurime policromatiche; MASCHERE, coppie speculari

Fa parte di FMF (fondo Malerba per la fotografia) e di ALIDEM. E’ recensito nel C.A.M. n.47/50/51/52; nell’Atlante d’Arte Contemporanea DeAgostini, 2018; in ARTISTI ’19, 2019. Hanno scritto di lui Eva Clausen, Valerio Dehò, Daniele Radini Tedeschi, Giuliana Traverso, Arpinè Savagian, Andrea Rossetti. E’ autore di 13 libri e cataloghi. www.danilosusi.it

Immagini

2012 Valerio Dehò (testo completo)

L’astrazione oggi

Una tendenza molto interessante, che si sta accentuando, è che l’arte astratta si vede sempre più spesso nelle gallerie, e non solo nelle forme consuete della pittura, ma anche in quelle della fotografia o della video arte. Ciò che probabilmente si sta avvertendo, e sta diventando un fenomeno vasto e internazionale, è che la figurazione sta saturando completamente gli spazi della comunicazione artistica e ormai è diventata sempre meno significante.
E’ una reazione, certamente, una forma per uscire da un linguaggio dominante. Probabilmente nel ritorno all’astratto si manifesta una tendenza a cercare di prosciugare l’immagine dagli eccessi, dai contorcimenti esasperati, dai colori invadenti, dalla televisione. E’ una specie di desiderio di tranquillità e di riposo. Una fuga verso l’essenzialità delle forme, verso una razionalità che è ordine e quindi momento di piacere ma anche di analisi.

Danilo Susi, Waterfront
Il lavoro di Danilo Susi si svolge alla ricerca della poesia del mondo. Questa poesia viene principalmente dalla Natura, intesa non soltanto come spettacolo e traslitterazione del sublime, ma come particolare del Tutto. L’artista rivela e si rivela progressivamente attraverso il ruolo della fotografia; la sua capacità non solo di rappresentare l’armonia e la serenità dell’esistente, ma anche di cogliere la Bellezza nel semplice e nell’abituale, lo colloca tra i ricercatori dei costituenti dell’arte. Questi certamente rappresentano al meglio non soltanto la Vita ma anche la capacità della Natura di essere Poesia e di diffondere colori e sentimenti. L’artista è un testimone interessato, anzi si può dire che sia il catalizzatore di un processo, senza di lui non ci sarebbero testimoni di quel determinato accadimento, della normalità che si sublima e diventa altro.
Questo tema del particolare che si fa totalità, della sineddoche, ha costituito se non un genere pittorico nella storia dell’arte, sicuramente un aspetto creativo imprescindibile. Danilo Susi con la fotografia lo ha trattato in vari modi e sempre diversi, anche se estremamente coerenti. Dalla pura rappresentazione ha saputo astrarre un processo quintessenziale, che cercava di cogliere le sfumature di colore più intime alla realtà, evitando forzature e stravolgimenti. Non vi sono commistioni, intersecazioni né rumori di fondo: la natura “è”, senza aggettivi o contaminazioni. Ed è viva e scaturisce da una visione partecipata e poetica che coinvolge una precisa visione del Mondo. Si tratta probabilmente di un desiderio di porre in relazione più sensazioni diverse, di dare corpo e materia ad una visione globale dello sguardo, alle sue variazioni, alle possibilità del rapporto tra luce e materia. Vi è una percezione complessa dello spettacolo di ciò che ci circonda a partire dai dettagli, da quello che sfugge e si perde.
Inoltre è sempre l’acqua, il soggetto universale come la musica, quello preferito da Susi, come un terreno di sperimentazione non soltanto compositiva, ma anche visiva. In molte immagini il movimento liquido viene osservato da uno scorcio molto ravvicinato, quasi da un close up, che rivela un mondo inaspettato. Abbiamo spesso una visione standard di ciò che ci circonda, che fa sì che non riconosciamo più gli oggetti: l’abitudine genera indifferenza. Invece, una visione inaspettata come questa può portarci a riflettere su come noi possiamo anche non conoscere così bene perfino dei soggetti comuni come l’acqua, nelle sue infinite forme. Queste si rivelano un microcosmo da esplorare. La sensibilità dell’artista ci conduce ad un viaggio all’interno della forma/colore per scoprire una nuova bellezza che neppure potevamo immaginare esistesse. Possiamo dire che la poesia spesso si nasconde dietro e dentro ciò che conosciamo meglio, ciò che vi è di più normale e scontato.

Valerio Dehò

TESTI PARZIALI DI VARIE PRESENTAZIONI DI MOSTRE

2008
Eva Clausen, curatrice mostra ACQUASTRATTA presso Galleria Luxardo di Roma
L’acqua nelle fotografie di Danilo Susi è un’acqua-anima che splende come una lama. E’ un’arma che va a fondo. Squarta l’abisso ed esplode in mille bagliori. Un mare in fiamme a cui fa da contro altare la calma gelida di una superficie, è come un quadro di Fontana con un taglio, netto, incisivo, inevitabile, ma la ferita non c’è, è solo proiettata.

2009
Fausto Raschiatore, critico fotografico, da “Gente di Fotografia“, anno XV, n47, primavera 2009
“Acquastratta” è uno studio iconografico sulla forma, il segno, i cromatismi e sulle loro dinamiche descrittivo-concettuali. Di stimolante respiro culturale evidenzia una connotazione pittorica, collocabile nel segmento astratto-informale della ricerca fotografica. Fotografare l’acqua in un progetto studio, tra riflessi e riflessioni, per Danilo Susi non significa solo tessere un tracciato iconico in cui si intersecano segni, colori e forme…significa anche indagare la natura , osservarla ed esplorarla nell’intimo, capirne le esigenze, studiarne le peculiarità.

2014
Daniele Radini Tedeschi, critico curatore della Triennale di Arti Visive di Roma
“ Danilo Susi decide di fotografare l’infotografabile, ossia un qualcosa di simile alla scintilla vitale, al seme primigenio, al lampo antico della creazione. L’intera sostanza della vita sembra racchiusa in questo semplicissimo gesto luministico, in questa inezia sublime, in cotale leggerissima gravezza. Tutto si conclude nell’attimo, nel clic e nel tilt, ogni forma di vita è riflesso di un movimento iniziale che, seppur inficiando in secoli di tomistica, ancora si ha incertezza circa il suo dinamico – o statico che sia – cominciamento”.

VIDEO