Valentina Savi

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Biografia

Mi chiamo Valentina e sono una giovane artista (o almeno ci provo). Per me scrivere significa raccontare quello che mi passa per la testa, e quando quello che voglio dire è troppo lungo da raccontare, mi limito a fotografarlo.
Immagini

foto n°1 BAGAGLI A MANO

Eravamo così giovani che ricordarselo adesso sembra impossibile. Anime libere e selvagge che se ci guardi adesso quasi non ci credi. Eravamo giovani, belli e con una pazzesca voglia di viaggiare.  Ci mancavano i soldi ma questo non ci fermava, i nostri letti erano i seggiolini sporchi di un aereo, le nostre ville erano ostelli colmi di gente che puzzava, ma anche questo non ci fermava. Eravamo così giovani che a volte mi mancano così tanto quei momenti, ora che il tempo ha mangiato la nostra anima e ora che di noi è rimasta solo la solitudine, qualche maglione bucato e le dita impregnate di fumo. E mi ricordo spesso di quei viaggi che facevamo, mi ricordo quando sorvolavamo il mare in aereo e quando ci baciavamo mentre aspettavamo le valigie al nastro. A volte mi mancano così tanto quei posti e quelle emozioni che credo di non farcela. Eravamo così giovani, e a pensarci bene lo siamo ancora, nei nostri sogni, quelli che ci tengono svegli.

foto n°2 BURRO E RUGGINE

E' che proprio non mi piacete. l’esibizionismo, il dover dimostrare qualcosa che poi cosa? un tatuaggio brutto, un piercing ignorante, un bacio con la lingua, i capelli lisci o meglio ricci? con lei oggi ci parlo e domani no, oggi ti amo e domani no, ti tocco e poi sparisci, vai via ma resta. l’indecisione, l’orgoglio, il voler essere poeti e non saper coniugare il verbo essere che poi cosa siamo? la voglia di correre, di fare una sorpresa e non uscire di casa perché il tempo è brutto ma la pioggia lava la tristezza, e allora urlare, arrabbiarsi per poi piangere che magari faccio pena ma non voglio perché c’è l’orgoglio, essere abominevole che non voglio al mio fianco. creare qualcosa, divertirsi a distruggerlo, non riuscire ad amare e volersi male, piangere perché si è soli ma meglio male accompagnati. parlare dietro e dietro rimanere, tirare frecce e ferirsi da soli, essere stupidi e ridere delle disgrazie altrui e sentirsi migliori davanti allo specchio perché è giusto fare schifo. e mi faccio una foto che rimarrà nel mio telefono insieme a mille segreti, ad un amore nascosto e uno scoperto, un bacio rubato, un sorriso soffocato, una lacrima caduta e una canzone cantata. scrivere senza fermarsi, non avere i freni ma neanche le ruote, essere consapevoli e stupidi, non capire, cadere e cedere. mi rialzo e continuo perché posso, avete ragione voi, non posso fare niente, sapete fare tutto voi, allora rinchiudersi, urlare e piangere, criticare chi è peggio di te che si sente meglio. sbattere la testa, un bicchiere di troppo, un bagno sporco che mi mette la nausea ma vomito perché ho bevuto e poi perché c’è puzza, dimenticare solo per un minuto e dopo stare peggio, crescere e non rendersene conto e voler tornare indietro solo quando si sta male. l’alba quando fa caldo e il tramonto alle quattro di pomeriggio quando fa  freddo, e il mare che a volte sembra il cielo quando l’orizzonte non esiste, che poi siamo noi, una linea tra l’alto e il basso, le maree e la voglia di non capire. chiudere gli occhi. pensare che si sta bene, una sigaretta, mangiare e pensare a quanto saremmo belle magre e poi dire che va bene così, la dieta domani, belle dentro e fuori anche se lontane e distaccate. rabbrividire e farsi venire i brividi, una carezza e la pelle liscia, depilarsi e soffrire per farsi baciare. e poi mi scoppia la testa che a volte si cerca di non pensare ma si pensa troppo e io volo nel cielo e cado come un aereo nel mare d’odio che ci circonda. e tornate a casa e ci sono le bombe, cos’è la casa? mi sento a casa quando sono con te anche se siamo in un campo di margherite e io le amo, i pollini e la primavera, odio tutto ma mi piace vivere, i colori e i fiori, le candele e dormire. e viaggiare, le montagne russe e come mi sento nelle discese, come quando c’è un calo di pressione in aereo e penso a mia mamma. morire mi fa paura ma vedere morire ancora di più, non andare e rimani qui con me perché non ti voglio inseguire. alzati dal divano ma fallo tu, sistema la cucina, lava i piatti e riordina la camera. casa libera, diciotto anni, la torta e l’odio, finisce la scuola, caldo, sole e esami e non mi piacete nemmeno se sono felice perché la mia vita la vivete voi. siete poveri e non in canna, ne a causa delle canne, siete poveri nel cuore che vi sanguina burro e ruggine.

foto n°3 Flusso di coscienza in chiave poetica

[siamo in vespa] Lui è Claudio, sono innamorata di lui da quando lo vidi la prima volta e non lo dico tanto per dire, è certificato da un diario che tenevo in quei giorni (nei giorni in cui lo conobbi s'intende) in cui vi è citata la frase "sono innamorata" seguita dalla descrizione del suddetto. Quando ci incontrammo la prima volta avevo quattordici anni e mezzo, anzi, se vogliamo essere pignoli ne avevo quattordici e tre quarti. In realtà non ho mai capito perché gli scrittori si contraddicono in ciò che scrivono (come ho appena fatto io), mi dico, cancella la parte sbagliata e scrivi solo quella che ritieni giusta. Non è che stiamo parlando e quindi una volta detto qualcosa esso diventa irrimangiabile (sempre se "irrimangiabile" può essere riconosciuta una parola italiana, ovviamente) perché come citava quella frase che andava di moda condividere sui social a tempi della mia fanciullezza: ci sono quattro cose che non torneranno mai indietro. Una pietra dopo averla lanciata, una parola dopo averla detta, un'occasione dopo averla persa e il tempo dopo essere stato sprecato. Frase di un Bob Marley che si improvvisa per un attimo poeta. Io e Claudio insomma ci amiamo ed è giusto così, secondo me. Cercare qualcuno che soddisfi le nostre pretese non è facile, è molto più facile conoscere una persona e capire che è proprio quella persona che ci serve, ed è così che è andata a noi. Quando ci si innamora da piccoli è più facile, basta che ci tenga la mano mentre camminiamo in città/sul lungo mare, ci s'accontenta (se mi passate l'espressione) e se si riesce a crescere insieme magari ci accorgiamo che non sempre è necessario esser maturi per prendere la decisione giusta. Con l'amore si può solo andare alla cieca, si prova e se va bene "vissero per sempre felici e contenti" e se invece va male si piange, si mangiano schifezze, si guardano film dopo film e poi si torna all'andamento cieco. Non ci si può fermare, magari dopo una rottura il grande amore torna, proprio come abbiamo fatto noi, siamo tornati. Si perché il mondo lo si può girare in lungo e in largo ma se un'emozione si può trovare solo al civico 19 di via Lopez, girare a vuoto per provare a imparare di nuovo ad innamorarsi ci fa solo sprecare benzina, oltre al tempo e al denaro.

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